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Ebano e lo sport: l’intervista a Ferruccio Baudin

Lo sci è una scuola di vita che insegna più della disciplina fine a se stessa. Il Maestro Baudin della Scuola di Sci di La Thuile ci parla di questo meraviglioso sport

Gruppo Ebano sostiene lo sport e, in particolar modo con il marchio Zampando.com, sponsorizza la Scuola di Sci di La Thuile, rinomata località sciistica della Valle d’Aosta poco distante da Courmayeur e custode della mitica Franco Berthod: una delle piste più famose del mondo sciistico. Abbiamo rivolto alcune domande al Maestro Ferruccio Baudin della Scuola di Sci di La Thuile che ci ha parlato di sport e di tutti i valori che ruotano attorno ad esso. Ecco l’intervista:

1 - Maestro Baudin, quanto crede che lo sci sia una scuola di vita che insegna a perseguire un obiettivo anche se si incontrano delle difficoltà?

Nello sci alpino le difficoltà si nascondono ad ogni curva, ed è proprio questo che porta a consolidare valori come l’impegno, la perseveranza ma anche la tolleranza alla fatica e al dolore, permette ai ragazzi di rafforzare la propria autostima e gestire le proprie risorse e talenti. Lo sci insegna a relazionarsi con gli altri, a rispettare la montagna e le sue insidie, ad affrontare le sconfitte e a gioire delle vittorie e per questo ritengo che lo sci sia una buona scuola di vita; prepara i giovani ad affrontare le difficoltà con la consapevolezza che non si arriva al raggiungimento del proprio obiettivo se non si trova la forza di rialzarsi dopo ogni caduta.

2 - In pista con cattive condizioni atmosferiche in che percentuale è importante affidarsi all’istinto e all’esperienza e quanto alla tecnica?

Trattandosi di uno sport outdoor è possibile trovarsi a sciare in condizioni atmosferiche non ottimali; in queste situazioni ritengo che affidarsi alla tecnica sia la soluzione migliore per portare a termine la pista. Non bisogna, tuttavia, sottovalutare la variabile dell’esperienza, in questo sport gioca un ruolo fondamentale, che aiuta lo sciatore ad avere la sensibilità di adattarsi alle diverse condizioni atmosferiche. (60% tecnica – 40% esperienza).

3 - Le chiediamo il nome di uno sciatore che ammira particolarmente e perché e il nome di una sciatrice che ammira particolarmente e perché.

Lo sciatore che ammiro particolarmente è il norvegese Aksel Svindal poiché ritengo che la sua forte resilienza debba essere un buon esempio per tutti; nonostante i suoi molteplici infortuni è riuscito a superare le numerose avversità ritornando a gareggiare al massimo delle sue potenzialità e a vincere. In ambito femminile, quasi come opposto al norvegese, mi trovo ad apprezzare l’americana Mikaela Shiffrin la quale, sicuramente, è mossa da una forte motivazione, ma quello che più mi stupisce è la sua naturalezza nei movimenti, risultando sempre perfetta ed elegante senza andare mai alla ricerca di troppi rischi.

4 - Parliamo della sua attività di maestro: crede che i bambini che si avvicinano allo sci per la prima volta debbano vivere tutto come un gioco e quindi debbano apprendere nei loro tempi oppure già da piccoli debbano imparare a essere competitivi e usare la tecnica?

Per bambini piccoli, di età compresa tra i 3 e i 5 anni, che si approcciano per la prima volta allo sci alpino, ritengo che il nostro lavoro sia quello di insegnar loro, in maniera divertente, a muoversi sugli sci. Fondamentalmente si tratta di giocare con loro per far sì che possano apprezzare e trovare divertente la pratica dello sci, questo non vuol dire che non ci sia un insegnamento dell’attività. Il discorso cambia leggermente con i bimbi un po’ più grandi perché, pur trattandosi sempre della prima esperienza, quindi il gioco e il divertimento non possono mancare, sono più propensi ad ascoltare e ad imparare, questo ci permette di insegnargli una tecnica più completa. Proprio per questo i tempi d’apprendimento sono differenti. Per quanto riguarda la competitività credo sia più opportuno svilupparla più avanti, durante la loro crescita e formazione, sicuramente non agli albori.

5 - Lei che ha fatto della passione per lo sci il suo mestiere, quanto crede che sia importante amare il proprio lavoro?

Credo che l’amore per il proprio lavoro sia il motore per andare avanti ogni giorno, certamente noi partiamo avvantaggiati perché il nostro ufficio è immerso tra bellissime montagne e aria pura, però capitano anche giornate fredde e uggiose ed è proprio in quei momenti che l’amore e la passione per il nostro lavoro giocano un ruolo fondamentale.

6 - Quali sono le caratteristiche umane che, secondo lei, deve avere un buon maestro di sci specie nel rapportarsi con i più piccoli?

Le caratteristiche che ogni maestro di sci deve possedere sono la pazienza e la disponibilità nei confronti dei nostri piccoli clienti ma anche dei genitori; inoltre occorre essere amichevoli ed empatici senza dimenticarsi la giusta dose di severità e fermezza.

7 - A parer suo nello sci (e nello sport in generale) quanto conta la perseveranza e quanto il talento?

Sicuramente il talento innato permette all’atleta quel quid in più nell’essere facilitato a compiere i movimenti corretti e a trovare la soluzione più efficace, ma tutti i grandi campioni sono diventati tali solo grazie alla perseveranza, creando un costante miglioramento, sopportando il dolore e la stanchezza al rientro dagli infortuni e continuando ad allenarsi per essere i migliori.

8 - Qual è la pista che, secondo lei, bisogna fare almeno una volta nella vita?

Ovviamente la nostra mitica 3 Franco Berthod a La Thuile.

9 - Cosa consiglia ai suoi allievi (e non) per migliorare sempre più?

Per migliorarsi occorre mettersi sempre un po’ in discussione e saper accettare le critiche, le correzioni degli altri, mantenere sempre viva la curiosità e infine osare sempre un po’ di più!

10 - Utilizzi una sola parola o una breve frase per dirci cosa prova quando scia.

Quando scio mi sento nel posto giusto!


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